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Come impazzire con il termotecnico
#1
Ho fatto un ampliamento casa e nel pezzo di casa nuovo ho fatto fare l'impianto di riscaldamento a pavimento.
Quando è stato provato a febbraio  di quest'anno ho notato che c'erano dei momenti dove l'acqua di ritorno era molto più calda dell'acqua di andata, faccio notare al termotecnico il problema mi risponde che è solo il primo pezzo di tubo che per convenzione si scalda, dopo una settimana l'impianto lo spengo per finire i lavori e fino a un mese fa era spento, noto che adesso mio figlio è sempre in casa a piedi scalzi e maglietta e quando cerco spiegazioni mi dice che la casa è sempre caldissima e anche se hanno il termostato a 20° non riescono a scendere sotto i 24°, chiedo lumi al termotecnico e le risposte più fantasiose le ho avute.

Mi incavolo prendo un arduino lo programmo come logger e applico delle sonde in temperatura e questo è il risultato.

   

La temperatura all'inizio del grafico più alta è il ritorno ( 3 rosa) e la più bassa è l'andata (4 gialla), ad un certo punto le temperature si invertono perché parte la pompa e stabilisce il giusto flusso di acqua.

Ora sono 2 settimane che sto litigando con il termotecnico/idraulico per farmi montare una valvola di non ritorno per evitare il problema e la risposta avuta è che la colpa è dell'elettricista perché non è in grado di spegnere la pompa di caldaia.
Ma si può buttare 2 settimane di tempo per montare una valvola che a mio avviso doveva essere montata subito sull'impianto per evitare il problema.
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#2
Gli impiantisti sono sempre meno preparati e con le innovazioni ed i cambiamenti che si susseguono ad un bel ritmo anche i vecchi pieni di esperienza possono fare poco. Le case che adesso stanno costruendo intorno alla mia sono tutte dotate di impianto a pavimento alimentato però non da una caldaia ma da una pompa di calore, ed i nuovi inquilini hanno molti problemi simili ai tuoi , per fortuna il mio impianto è con i caloriferi alimentati da caldaia a gas : sono in grado di alzare la temperaturta di un grado in solo mezzora.
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#3
Gli impianti a pavimento sono nati nei paesi nordici molti anni addietro, ma ora vengono gradualmente abbandonati, hanno sempre dato dei problemi specialmente se l'impianto è misto, in parte a pavimento e in parte tradizionale a termosifoni, è difficile trovare un giusto equilibrio tra flusso e temperatura del fluido.
Comunque il fluido che circola sotto il pavimento dovrebbe avere una temperatura inferiore ai 28°; io la terrei anche più bassa.
Un altro motivo di abbandono di questa tipologia di impianto è sanitario, avere il calore che sale dal pavimento incrementa la possibilità di vene varicose.
Noi ovviamente non possiamo non copiare tutto ciò che gli altri hanno già provato e abbandonato.

Imer: ma come hai fatto a farti convincere!
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#4
Mauro0 concordo con tutto tranne le vene varicose
il calore non causa le vene varicose ma le può fare peggiorare o complicare
e... se vuoi volare ricordati che devi battere le ali.
..... Quando tutto sembra andare contro, ricorda che gli aeroplani decollano contro vento, non con lui!
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#5
Tutti possiamo esserne soggetti anche inconsapevolmente, per cui sempre meglio evitare possibili danni.
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#6
fai come me,non ho mai montato i termosifoni salvo che uno scaldasalviette in bagno cosi' non ho la tentazione di accenderli e si realizza un notevole risparmio di materiale termoidraulico e di metano.
Unico lusso in cucina la potage' a legna.
Per i meno piemontesi di seguito spiegazione del termine
ABITARE IL PIEMONTESE

Potagé: Stufa per cucinare e scaldare l’ambiente; Orto; Seno prosperoso.

L’autunno si insinua, le giornate si accorciano, l’aria diventa fresca e fa piacere deje ‘n crèp ëd potagé – dare un giro di stufa – per rompere l’umidità. Nelle campagne, il potagé era la cucina più popolare, pensata per provvedere sia al riscaldamento che alla cucina.

Sulla parte superiore del potagé, sono posate una o più aperture di cerchi concentrici di diverso diametro per poggiare pentole e fujòt a diretto contatto con il fuoco. Questo anche per consentire corrette dilatazioni della ghisa sottoposta a notevoli sbalzi di temperatura.

Il posto fisso sulla piastra rovente ce l’ha un bollitore pieno d’acqua che tiene in equilibrio l’umidità dell’ambiente e garantisce il conforto della bottiglia d’acqua calda per il letto dei freddolosi. L’acqua veniva travasata con un mestolo a forma di parallelepipedo, la càssa.

Da un angolo della piastra parte un sistema di tubi incastrati uno nell’altro, i canon. Il primo fa da sostegno ad una raggiera di bacchette utili a far asciugare i canovacci da cucina, ma anche scaldare gli abiti dei bambini. Venivano anche stesi i pigiami indossati per la notte, prima di affrontare il gelo delle stanze, dove l’unico elemento tiepido era il fra, lo scaldaletto con brace ardente. E se ben caricato la sera, il potagé, al mattino è ancora tiepido, con braci sufficienti a ravvivare la fiamma.
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#7
Una volta la chiamavano "cucina economica", di economico ha ben poco, consuma un mucchio di legna e scalda poco ma consente di cucinare; io sono andato oltre "termocucina" con impianto di termosifoni collegato, si può anche usare per cucinare ma ha una resa decisamente superiore in calore ai termosifoni.
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